Lo spread liberista
Il calo dello spread dei Btp italiani rispetto ai Bund tedeschi, sceso a 280 punti, sta suscitando un eccessivo ottimismo che induce le parti sociali e una parte del parlamentari che sostengono il governo a resistere alla liberalizzazione del mercato del lavoro. Una liberalizzazione che passerà per una drastica revisione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, senza nuove tasse sul lavoro non regolamentato.
12 AGO 20

Il calo dello spread dei Btp italiani rispetto ai Bund tedeschi, sceso a 280 punti, sta suscitando un eccessivo ottimismo che induce le parti sociali e una parte del parlamentari che sostengono il governo a resistere alla liberalizzazione del mercato del lavoro. Una liberalizzazione che passerà per una drastica revisione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, senza nuove tasse sul lavoro non regolamentato.
E’ sbagliato concentrarsi su questo spread in calo, in buona parte determinato dai finanziamenti non convenzionali agli istituti di credito da parte della Banca centrale europea con prestiti triennali all’1 per cento. Questa politica non è destinata a durare a lungo, visti anche i segnali di surriscaldamento del mercato edilizio in Germania. Occorre considerare un altro spread, di segno opposto, che riguarda l’andamento e le previsioni dell’industria italiana.
Nel trimestre novembre 2011-gennaio 2012, il fatturato della nostra industria ha avuto una flessione dell’1,6 per cento sul precedente trimestre mentre nel gennaio si è avuto un calo del 4,9 rispetto allo scorso dicembre. E rispetto al gennaio del 2011, a parità di giorni di lavoro, c’è stata una diminuzione del 4,4 per cento. La riduzione sul mercato interno è del 7,1 per cento mentre sul mercato estero vi è un aumento dell’1,3 che non basta a compensare la flessione domestica.
Per il futuro non si prevede niente di buono. Infatti anche gli ordinativi sono in netto calo. In gennaio essi sono il 5,6 per cento meno che nel dicembre, mentre nel trimestre novembre 2011-gennaio 2012 diminuiscono del 2,9 rispetto al trimestre precedente. Anche qui, come per il fatturato dell’industria, si nota una accelerazione del peggioramento che, chiaramente, dipende dall’effetto combinato della deflazione della domanda interna e della riduzione al lumicino dell’aumento della domanda estera, dovuta allo sgonfiamento congiunturale dei mercati europei.
Dunque c’è un disperato bisogno di una riforma incisiva del mercato del lavoro per dare una maggiore competitività alla nostra economia e farla uscire dal tunnel pericoloso della recessione e dell’aumento della disoccupazione, in cui essa è chiaramente entrata, con un processo che si sta accentuando.
E’ sbagliato concentrarsi su questo spread in calo, in buona parte determinato dai finanziamenti non convenzionali agli istituti di credito da parte della Banca centrale europea con prestiti triennali all’1 per cento. Questa politica non è destinata a durare a lungo, visti anche i segnali di surriscaldamento del mercato edilizio in Germania. Occorre considerare un altro spread, di segno opposto, che riguarda l’andamento e le previsioni dell’industria italiana.
Nel trimestre novembre 2011-gennaio 2012, il fatturato della nostra industria ha avuto una flessione dell’1,6 per cento sul precedente trimestre mentre nel gennaio si è avuto un calo del 4,9 rispetto allo scorso dicembre. E rispetto al gennaio del 2011, a parità di giorni di lavoro, c’è stata una diminuzione del 4,4 per cento. La riduzione sul mercato interno è del 7,1 per cento mentre sul mercato estero vi è un aumento dell’1,3 che non basta a compensare la flessione domestica.
Per il futuro non si prevede niente di buono. Infatti anche gli ordinativi sono in netto calo. In gennaio essi sono il 5,6 per cento meno che nel dicembre, mentre nel trimestre novembre 2011-gennaio 2012 diminuiscono del 2,9 rispetto al trimestre precedente. Anche qui, come per il fatturato dell’industria, si nota una accelerazione del peggioramento che, chiaramente, dipende dall’effetto combinato della deflazione della domanda interna e della riduzione al lumicino dell’aumento della domanda estera, dovuta allo sgonfiamento congiunturale dei mercati europei.
Dunque c’è un disperato bisogno di una riforma incisiva del mercato del lavoro per dare una maggiore competitività alla nostra economia e farla uscire dal tunnel pericoloso della recessione e dell’aumento della disoccupazione, in cui essa è chiaramente entrata, con un processo che si sta accentuando.